Nei salumi di Zavoli non ci sono conservanti. Una fetta può cambiare colore o asciugarsi. Per qualcuno è un difetto. Per noi è la prova che il prodotto segue il ritmo naturale della stagionatura.
Lavoriamo con Zavoli da quattordici anni. Non è solo una questione di qualità, ma di affinità.
Il vero lavoro sta nelle scelte che facciamo in cucina. Dove mettiamo un salume? Con cosa lo abbiniamo? La lonza trova spazio sulla Monaca, il prosciutto sulla Lisa, il guanciale di Rustichello sull’Amore non teme l’aglio. Ogni abbinamento nasce da prove, assaggi, errori. Un salume senza conservanti chiede più attenzione: cambia nel tempo, si asciuga, reagisce al caldo. Non puoi trattarlo come un prodotto industriale. E questo ci piace.
La famiglia Zavoli
Fanno macelleria dal secondo Dopoguerra. Prima c’è stato il banco, poi la terra. Hanno iniziato ad allevare gli animali, coltivare i foraggi e macinare i cereali in autonomia. Ciclo chiuso non per moda, ma perché se non controlli l’alimentazione, non controlli il risultato.
Oggi il punto vendita non c’è più. Al suo posto ci sono campi, animali e un mulino interno. I mangimi pensati per accelerare la crescita non li hanno mai convinti.
Non hanno agenti. Vogliono sapere dove va il prodotto e chi lo lavora. I clienti li chiamano collaboratori. Crescere, per loro, non significa fare di più, ma far stare meglio gli animali.
Perché continuiamo a lavorare insieme
Quattordici anni non sono pochi. Zavoli non è un fornitore qualsiasi: è una scelta che si rinnova ogni volta che apriamo un ordine, ogni volta che affettiamo, ogni volta che decidiamo un abbinamento. Lavoriamo insieme perché condividiamo lo stesso approccio: rispetto per il prodotto, rispetto per il tempo.
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